Area archeologica “Tempio di Minerva”

Sei anni di ricerca e due campagne di scavo hanno portato alla riscoperta del Tempio di Minerva, importante luogo di culto pagano, stratificato su tre livelli: un rogo votivo dell’Età del Ferro, un tempio di età romana tardo-repubblicana e un fanum di epoca augustea, dedicato alla dea della guerra e della saggezza.

Il tempio era già stato scoperto nel 1835 dal conte G. G. Orti Manara – noto studioso di antichità locali – ma già all’inizio del Novecento se ne era persa traccia, perché coperto da terrazzamenti agricoli. Con le campagne di scavo del 2007 e del 2010/2013, è stato ritrovato alle pendici del Monte Castelon (Marano di Valpolicella), grazie all’impegno del Comune di Marano di Valpolicella e del Ministero dei Beni Culturali.

Nel 2016 un’ulteriore campagna di scavo ha permesso di mettere in luce altre porzioni di tempio, di approfondire le conoscenze scientifiche e di ritrovare elementi architettonici di pregio.

Le scoperte fatte finora hanno generato grande interesse, tanto da convincere l’Amministrazione comunale e la Regione Veneto a promuovere e finanziare la creazione di un archeoparco di pubblica fruizione.

Dettagli

  • Committente: Comune di Marano di Valpolicella

  • Data: 2016-2018

  • Categorie: Nuove Realizzazioni, Restauri e consolidamenti

  • Luogo: Monte Castelon - Marano di Valpolicella (Vr)

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Stato iniziale

Tra il 2010 e il 2013 l’area fu oggetto di una campagna di scavo, durante la quale vennero rimossi i terrazzamenti agricoli risalenti agli anni Venti. Ciò permise di riportare alla luce le strutture del tempio già documentate da Orti Manara, di trovare preziosi apparati decorativi e di riscontrare l’esistenza delle tre fasi evolutive.

Il complesso era stato costruito su una terrazza pianeggiante, appositamente creata lungo il pendio del monte tramite il taglio della parete rocciosa, che faceva da quinta scenografica. Ai piedi di quest’ultima scorreva un canale d’acqua sacra, che sgorgava da una fessura nella roccia e poteva essere raccolta dai fedeli tramite una banchina in blocchi di pietra bianca.

A scavi conclusi, il sito mostrava – tra l’altro – i pavimenti fittili di cella e ambulacro, i basamenti dei muri d’ambito, lacerti di muratura in opus reticulatum (caso raro nel nord Italia) e il rogo votivo protostorico, in buona parte da scavare.

Pertanto, in attesa di nuove risorse finanziarie per portare a termine i lavori, si procedette con la messa in sicurezza delle vestigia e con la protezione dagli agenti atmosferici, in modo da scongiurare un rapido deterioramento.

Il Progetto

Il progetto, partendo dallo stato delle conoscenze, si è posto l’obiettivo di completare lo scavo archeologico, restaurare le antiche vestigia romane e creare un ampio percorso di visita con partenza dalla vicina chiesa di Santa Maria in Valverde (detta, non a caso, “di Minerbe”) e, percorrendo il tratto panoramico di uno stradello rurale, arrivo all’area archeologica alle pendici del Monte Castelon, resa fruibile con pannelli illustrativi lungo un percorso di visita.

Per raggiungere tale obiettivo si è reso necessario il consolidamento del fronte roccioso al di sopra del tempio, ritenuto instabile con rischio di caduta massi. È stato così predisposto un progetto geotecnico a cura del Dott. Geologo Davide Dal Degan con posa di tiranti in roccia e stesa di reti paramassi.

A quel punto si è proceduto con l’articolazione di una complessa serie di interventi, tra cui:

  • Interventi di natura archeologica e conoscitiva nell’area sacra, consistenti nella predisposizione di una campagna di scavi per far emergere settori ignoti del tempio romano e per indagare nel rogo votivo protostorico;
  • Interventi di conservazione dei reperti archeologici, per la conservazione dei pavimenti fittili e dei manufatti non asportabili, e per la messa in sicurezza della muratura in opus reticulatum;
  • Interventi di riconfigurazione paesaggistica e di arredo, volti a valorizzare il sito e porlo in relazione con il paesaggio circostante (riprofilatura di scarpate, reinterri, inerbimento e piantumazione, sedute in pietra di recupero dal sito, fonte d’acqua, etc.);
  • Interventi di protezione delle antiche vestigia, mediante la creazione di una copertura metallica con caratteristiche tali da permetterne l’inserimento nel quadro paesistico della Valpolicella;
  • Interventi sullo stradello rurale, per renderlo fruibile dal pubblico, mediante idonea pavimentazione, illuminazione e parapetti di sicurezza;
  • Inserimento di impianti tecnologici, finalizzati a dotare di illuminazione e acqua potabile lo stradello pedonale e l’area sacra.

Ogni intervento è stato condotto nel rispetto del paesaggio e sotto il diretto controllo della Soprintendenza SABAP di Verona, parte attiva nella progettazione e nella direzione lavori degli scavi archeologici e in tutte le scelte progettuali.

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Il Cantiere

La fase di cantiere si è sviluppata nell’arco di un anno e mezzo, interrotta da alcuni imprevisti di natura geologica e amministrativa.

I primi interventi hanno comportato il consolidamento del fronte roccioso al di sopra del tempio; operazione prioritaria per poter compiere i lavori successivi in totale sicurezza.

È seguito l’ampliamento dello scavo archeologico ad opera di archeologi specializzati, durante il quale si sono rinvenuti diversi ex voto di epoca protostorica (nel rogo votivo), nonché frammenti della copertura del tempio e una colonna scanalata con il suo capitello.

Gli scavi hanno altresì permesso di disegnare il profilo roccioso al di sotto dei terrazzamenti circostanti, mettendo in evidenza – a valle del tempio – la presenza di profondi terrapieni, inadeguati a sostenere la struttura di copertura. Imprevisto risolto inserendo cinque micropali di collegamento tra la trave di fondazione della struttura e lo strato roccioso al di sotto dei terrapieni.

I lavori quindi sono proseguiti con il restauro conservativo delle vestigia romane da parte di ditta specializzata, interessando il consolidamento delle murature e delle fondazioni superstiti, del paramento in opus reticulatum e dei pavimenti fittili.

È seguita la delicata fase di montaggio delle travi e dei pilastri in acciaio e dei pannelli di copertura; quindi la riconfigurazione paesaggistica del sito e la posa in opera degli elementi di finitura: cancelli, recinzione, piantumazioni, pannelli illustrativi, etc.

Nell’ultima fase di cantiere si è proceduto alla sistemazione dello stradello rurale, per permettere la creazione del percorso di visita con partenza dalla chiesa di Santa Maria in Valverde: predisposizione di punti luce, consolidamento delle marogne (eseguiti a cura della pubblica amministrazione), posa di cavidotti e reti tecnologiche diretti all’area archeologica.

Ulteriori interventi, già previsti dal progetto, saranno realizzati in un successivo stralcio lavori, per i quali è in corso la valutazione della fattibilità economico-finanziaria.

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